La prima volta che guidai un’auto da corsa – parte 2

Scendo dal camper e mi avvio verso il box 12: questa volta tocca a me varcare il paddock per entrare nei box dove stanno preparando l’auto per me; per un giorno sono un pilota vero, i meccanici lavorano per me, per darmi un buon mezzo.

Cominciano a chiamare i piloti dei vari gruppi mentre gli istruttori scaldano le macchine, io sarò il primo del mio gruppo perciò appena mi chiamano mi preparo: metto il sottocasco, i guanti, il casco con l’interfono (una fatica sistemare le cuffie dentro e allacciarlo…!), e un po’ di paura comincia a serpeggiare. Paura? Sì, paura, perchè tutti mi guarderanno, avrò un pilota esperto che controllerà la mia guida e ogni minima sbavatura che farò, in più stavolta faremo sul serio: sul rettilineo si passa a oltre 150 km/h, su pista allagata, mentre nevica.

Sulle macchine non è installato il transponder per il rilevamento dei tempi, dunque non servirà girare superveloci magari rischiando di fare danni, ma bisognerà far capire all’istruttore che si sa guidare un’auto da corsa.

Si sale in macchina

Arriva il maggiolone bianco-nero numero 357, detto “la Sheriffa” per le grafiche simpatiche che sfoggia; mi chiamano, mi tolgo il giubbotto e salgo contorcendomi un po’. L’istruttore (Alex Campani, pilota turismo) mi chiama per nome mentre mi fanno regolare il sedile, mi allacciano le cinture a 6 punti e mi collegano il jack dell’interfono, proprio come i veri piloti; mi chiede se sono pronto, controllo di essere in folle e gli do conferma.

La macchina

In effetti la scoperta che la guida è a destra non mi rende molto felice, ma i pedali sono nel solito ordine e la leva del cambio è sulla destra, dunque di problemi “logistici” non ce ne sono.

La macchina è un prototipo con telaio tubolare in acciaio, scocca in plastica rinforzata con fibra di vetro, motore diesel 2000 cc VW TDI da 160 cv e cambio di serie (proveniente da una VW Golf) a 5 marce.

Nell’abitacolo non c’è praticamente nulla, visto che si tratta di un’auto da corsa: solo il sedile avvolgente (ti incastri proprio dentro), le cinture a 6 punti larghe 2,5 pollici (circa 8 cm), il volante sportivo e un contagiri da kart, più una serie di interruttori a levetta per luci, tergicristalli, ventole ecc.

Curioso osservare come i pedali fossero in posizione verticale e incernierati sotto, e non sopra come nelle auto di tutti i giorni, non c’è il servofreno e nemmeno il servosterzo; curioso anche il fatto che l’angolo massimo di sterzata del volante fosse complessivamente di 180°, ossia 90° a sinistra e altrettanti a destra, fine.

Quelle sopra elencate sono caratteristiche tipiche di tutte le auto da corsa, soltanto che essendo la prima volta che ci salivo, mi ha un po’ colpito tutto ciò, considerando che era la prima volta che avevo un tale onore; tutte cose che già sapevo, ma che viste da dietro il volante fanno tutto un altro effetto che in fotografia o dall’esterno.

Adesso si guida

L’istruttore accende il motore, il rombo è cupo e forte, ma piacevole; non ci si sente se ci si parla normalmente, per questo servono gli interfoni. I meccanici chiudono la portiera non proprio delicatamente, è ora di partire.

Rilascio la frizione molto dolcemente (che figuraccia se la facessi morire proprio ora!), l’auto comincia a muoversi: siamo partiti! Arrivo in fondo alla corsia box dove ci sono altre macchine allineate, ferme in attesa del semaforo verde, e questo mi indispettisce assai: sono riuscito a partire bene, e ora devo già fermarmi a rischiare di far morire la macchina di nuovo? Intanto passa un addetto della pista a cui mostrare il braccialetto che devono portare tutti i piloti; nell’attesa del verde l’istruttore spegne l’auto, così ne approfitto per scambiare qualche parola: si vede che è stanco dopo due giorni passati a fare il passeggero e a mettere voti, così gli spiego qual è la mia esperienza sulle quattro ruote, gli chiedo quanto stare staccato dagli altri, insomma taglio un po’ l’aria.

Le auto ripartono, si riaccende anche la mia e partiamo: siamo in pista ora, non c’è più spazio per la paura, adesso è il momento di guidare bene, di non fare errori e di dimostrare le proprie capacità.

Al primo tornantino comincio a frenare, e l’istruttore mi raccomanda di premere di più altrimenti non faremo mai la curva: mi aiuto con la scalata, il muso scivola un po’, derapo in uscita ma staccando subito l’auto si raddrizza, così riaccelero e prendo velocità.

Il primo giro è servito a scaldare bene le gomme e a prendere confidenza, così nei giri seguenti comincio a limare le traiettorie e a togliere sbavature; il pilota privato davanti a me è sempre alla stessa distanza, dunque vuol dire che sto tenendo un buon ritmo. Interessante il gran quantitativo d’acqua che entra nell’abitacolo, visto che il parabrezza non è sigillato; carino anche osservare come i punti di contatto tra i tergicristalli e il parabrezza non siano più di due piccole linee curve. Al quarto giro si rientra ai box, fine del primo turno.

L’ora di attesa passa in fretta, chiacchiero con un po’ di gente che c’è lì: Dindo Capello, un paio di bassanesi, un ragazzo di Bolzano e un meridionale, intanto sale ancor di più la paura; già perchè prima temevo di non saper guidare, ora temo di far danni data la confidenza che ho preso con l’auto.

Tocca di nuovo a me, mi preparo e salgo in macchina; partiamo.

Ora vado subito veloce, faccio un paio di derapate ma negli ultimi giri corro proprio forte: nel rettilineo riesco a mettere la quinta già sul traguardo, e nelle staccate riesco a passare i 100 metri dalla curva prima di iniziare a frenare: piove meno, ora riesco a vedere i pannelli distanziometrici. Al secondo giro l’altra vettura-scuola mi dà strada su un tornante: entro in curva interno, ma scivolo sulla gommatura, così per evitare di avvicinarmi troppo accelero volontariamente più del normale, così con una lieve derapata riesco a far chiudere di più la curva alla macchina, per poi pestare deciso l’acceleratore e staccare chi ora mi sta dietro.

Il turno di 4 giri si conclude presto, ma sta volta sono andato davvero bene. Il migliore si farà il campionato gratis, più altri tra i “bravi” correranno una gara gratuitamente: sarò tra loro? Vedremo…

La giornata si conclude in camper, con un pezzo di torta offerto a Maurizio Voltini, giornalista di Vroom, Auto e Autosprint, di cui leggo sempre gli articoli. Si parte per tornare a casa, che giornata!

Pensa se non ci avessi provato!

~ di cinisio su 7 marzo 2010.

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